Una bottiglia di Amarone per i nostri bicchieri, ma al loro interno non solo un’eccelenza italiana, ma anche sapori e storie della Valpolicella. Storie al femminile con FISAR IN ROSA, di donne pronte ad unire tradizione ed innovazione per l’uva della loro terra.

Hello dreamers,

oggi vi parlo del mio tour enogastronomico in Valpolicella. L’invito è arrivato da FISAR, per farmi scoprire l’Amarone e il progetto FISAR IN ROSA. Un viaggio che ha il sapore della tradizione e del valore italiano, che è iniziato con musica indie nostrana sulla Milano-Verona e si è concluso con una totale immersione nella storia e nell’arte della Valpolicella. Vi ho mostrato il tour nelle stories di Instagram, ma ora voglio raccontarvelo piano piano qui… come se stessimo condividendo insieme la stessa bottiglia di Amarone nelle umide cantine di vino. Con me anche Eva di Ubique chic, la mia Giulietta con il calice rosso.

FISAR E FISAR IN ROSA

FISAR – Federazione Italiana Sommelier Albergatori Ristoratori – è una federazione autonoma che da 45 anni si occupa di formazione per tutti gli aspetti del mondo enologico: dalla produzione alla degustazione, dal servizio all’abbinamento con il cibo.
Io avevo già conosciuto FISAR durante una degustazione blind (la mia prima!) a Milano, dove ho avuto modo di prendere per mano il mondo del vino. Durante questo tour, invece, ci ho danzatoE non a causa di qualche bicchiere di troppo, ma perché ne ho scoperto nuove sfumature e curiosità che mi hanno guidato in questo mondo. Passo dopo passo, dalla presentazione dei sei Amaroni con la Sommelier Katia Casagrande al tannino che colorava le nostre guance, attraverso la passione delle donne produttrici della Valpolicella e con all’eleganza delle cantine.

Un amore che è aumentato bicchiere dopo bicchiere, ma che è sbocciato quando ho scoperto il progetto FISAR IN ROSA. FISAR ha fortemente voluto FISAR IN ROSA, nato nel 2011 per valorizzare la professionalità al femminile del mondo enogastronomico. “In un mondo che nell’immaginario collettivo è tipicamente maschile, – dichiara Graziella Cescon, Presidente Nazionale FISAR – FISAR ha colto l’esigenza sempre più pulsante di valorizzare la figura della donna”.

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Tavola rotonda FISAR in ROSA a Villa Lebrecht

Un vino da meditazione, che abbiamo degustato in sei versioni diverse durante la tavola rotonda a Villa Lebrecht. Una stanza in cui storia e tradizione hanno incontrato il futuro e l’innovazione, attraverso le parole delle donne produttrici della Valpolicella.

E cosa dire dell’Amarone? Lo ha ben descritto la Presidente Nazionale FISAR Graziella Cescon:

Un vino elegante e raffinato come le sue produttrici.

La rotonda tavola aveva come protagonista un incontro al femminile: Graziella Cescon, Presidente Nazionale FISAR, Luisella Rubin, Coordinatrice Nazionale di FISAR in ROSA, Laura Calafa, Prof.ssa Ordinaria di Diritto del Lavoro dell’Università di Verona, Patrizia Loiola, Responsabile Slow Wine Veneto, e sei appassionate vignaiole che hanno portato la storia della loro famiglia e cantina, ma soprattutto il loro Amarone.

Ora proverò a descrivervi i sei diversi Amaroni provati. Sento il limite della scrittura, perché un vino così difficilmente si può racchiudere in pochi paragrafi. Grazie alla degustazione guidata delle Sommelier Karen Casagrande e Silvia Paracianello ho potuto ammirare sofismi ed evoluzioni che al primo sorso non avrei mai immaginato.

 

 

Amarone della Valpolicella DOCG Classico 2013, 16% vol.,
Ilenia Pasetto produttrice Società Agricola Vetturini Massimino

Il primo Amarone, che apre le danze e ci mostra quanto sia importante saper aspettare. Da godere non in un solo sorso, perché a causa della sua grande struttura ed alcolicità tende a riempire subito e a non portarci ad un livello sucessivo. Un vino che sembra facile, ma in realtà è molto complesso. Potete già capire perché è stato scelto per parlare di donne. Ha elementi maschili e femminili, è sia la dolcezza del Recioto che Amarone di nome e di fatto.

Un rubino intenso, note fruttate celate da uno scrigno di tabacco che emergono piano dalla prugna e via via a frutti più freschi come la mora. Non aspettatevi un’esplosione, ma una delicatezza nello svelarsi e farsi conoscere. Un vino a due tempi e a due anime. L’acidità apre dolcezza e poi il tannino preponderante. Un finale dolce e amaro, freschezza ed evoluzione.

Ilenia ci ha mostrato come l’aspetto femminile e maschile si completino, prima di imbottigliare un vino lei vede il profumo e i suoi zii la struttura.

Amarone della Valpolicella DOCG Classico 2013, 16,5% vol.,
Nadia Zenato produttrice Azienda Vinicola Zenato

E con il secondo Amarone cambiamo la sfumatura, il rubino è meno evoluto rispetto al precedente, ma più intenso al naso. Scopriamo delle note leggere, un bouquet floreale ampio rosa, giacinto e viola. La frutta è delicata, ma acidula: frutti rossi, come il lampone e il ribes. E per finire siamo stupiti da una coccola, il cacao in terza battuta.

La dolcezza apre il percorso, al contrario di prima, e chiude con acidita, sapidità e tannino. Acidità che stempera bene la dolcezza: sarà pure un Amarone. 

L’Amarone classico rappresenta l’uomo e lo stile, la sua personalità e il territorio. Una produzione che si sente nei bicchieri, con l’appassimento che dona dolcezza.

“Vaio Amaron” Amarone della Valpolicella DOCG Classico 2011, 15,5% vol.,
Cristina Valenza responsabile comunicazione Azienda Agricola Masi

E di tradizione e innovazione non possiamo non parlare con Masi e la sua collaborazione dal 1973, che ha portato una ventata di innovazione nelle tradizione di Serego Alighieri. Una storia che inizia nel 1353 con Dante Alighieri in esilio a Verona, dal figlio in Valpolicella, alle ricerche ed esperimenti moderni che hanno portato alla creazione di un Amarone eccellente, tra i 10 migliori vini al mondo.

L’affinamento avviene in 3 anni in fusti di rovere e sei mesi in fusti di ciliegio, secondo un’antica tradizione che dona personalità al vino.

Figlio della terra e dell’uva, le annate sono tutte diverse. La sua particolarità parte dal naso: emergono ciliegia e marasca senza che la parte alcolica faccia da padrona. Eleganza sul palato, con la frutta come filo conduttore. Il carattere della speziatura emerge piano piano: cannella, tabacco, cacao, vaniglia, pepe, … Una tostatura che evolve, frutta e qualche tono di freschezza, per un’Amarone di stile moderno di grande bevibilità.

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“Montefante” Amarone della Valpolicella DOCG Classico 2011, 16% vol.,
Elena Farina produttrice Azienda Vinicola Farina

La Valpolicella classica, storica, con un’azienda familiare che vive tra tradizione e classicità, ma anche ricerca e sperimentazione. Producono due tipi di Amarone: il classico in botti di rovere di Slavonia e la Riserva Montefante con un 50% di affinamento in botte di rovere e 50% in barrique.

Un vino che ogni volta che lo annusi ti porta in un luogo diverso, mirtillo rosso e ciliegia e poi la zaffata alcolica che possiamo vedere anche sugli archetti del bicchiere.

Trasuda dolcezza, dietro al tabacco e cacao c’è la vaniglia, ma roteando il bicchiere arrivano nuove note più floreali.

Un vino che si racconta in tre tempi: l’acidità in apertura, arrivi poi il tannino che si sente anche sulle guance e non solo sulla lingua, ed infine la dolcezza.

“Monte Olmi” Amarone della Valpolicella DOCG Classico Riserva 2011, 17% vol.,
Maria Sabrina Tedeschi produttrice Azienda Agricola Fratelli Tedeschi

Il primo respiro porta in sé tutta la parte olfattiva, prima la barriera alcolica, poi il floreale ed infine il terziario. Vi è il suo percorso nel legno, esce il tabacco, il cuoio, il caffè…

Fresco e potente sul palato, con l’acidità e l’essenza dell’uva. In chiusura arriva l’acidità e la parte floreale, diventa maggio e primavera nonostante sia un vino pigiato a febbraio.

Un vino complesso, figlio dell’appassimento, fiero come chi lo produce. 

“Calcarole” Amarone della Valpolicella Doc Classico 2008, 16% vol.,
Olimpia Rizzardi produttrice Azienda Agricola Guerrieri Rizzardi

“Il nostro vino è espressione della nostra terra e il retaggio della gente che la abita”, Olimpia Rizzardi ha così descritto il suo Amarone.

L’ultimo bicchiere che ci porta in un’ambiente diverso dal penultimo, anche per la differenza di annate. Il tempo gli ha dato qualcosa di più. Ancora più presente come protagonista l’appassimento, l’elemento etereo che ci ricorda che il vino è nato come medicamento, come sostanza dolce che riportava il fisico e il corpo alla felicità. Andando oltre l’etereo dell’alcol abbiamo la frutta: sciroppo di prugna e mandorla. Un vino che racconta dolcezza e alcolicità.

Ed ecco la sapidità, la lingua continua a salivare. Sembra che la lingua cerci l’acidità, la dolcezza deve essere stemperata e in questo caso sta proprio nell’estratto minerale che guida tutta la degustazione. Arriva poi il caramello sul finale, l’eterno dolce amaro, lotta degli opposti che alla fine si attraggono e si piacciono.

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Le cantine in Valpolicella: Masi e Zymè

E così ho visto finalmente dal vivo una cantina di vino, anzi due cantine: Masi e Zymè con il loro Amarone della Valpolicella.

Da un lato una tenuta storica, Serego Alighieri, dove Masi produce un vino figlio della terra e dell’uva. Botti altissime e il premio Masi, per valorizzare il territorio facendo conoscere il prodotto donando 100 bottiglie ai vincitori.

 

 

Dall’altro una cantina moderna, finita nel 2014, dove il tema del vino e della vite ripercorre ogni stanza dall’ascensore a tappo al logo Zymé. I loro vini sono il risultato di un lungo percorso di studi sulla fermentazione dell’uva.

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Cena FISAR IN ROSA nella Villa Serego Alighieri

Quante volte inizia tutto così? Da un brindisi! E quante volte invece i nostri ricordi delle nostre conquiste si concludono così? La laurea, il primo colloquio di lavoro, i primi 10 anni insieme, … Il brusio si ferma per lasciare spazio al suono dei bicchieri che si incontrano, gli sguardi si cercano e le mani si rincorrono. E come spesso succede per con la musica Jazz, il vino è il protagonista inconsapevole e silenzioso della scena. E così è stato anche alla cena del tour FISAR IN ROSA. Una bottiglia di Amarone per i nostri bicchieri, ma al loro interno non solo un’eccelenza italiana, ma anche sapori e storie della valpolicella. Storie al femminile, di donne pronte ad unire tradizione ed innovazione per l’uva della loro terra.

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E tra il risotto all’Amarone, la delizia di Recioto e le eccellenze di Masi nei bicchieri si conclude il mio tour. Voi avete mai fatto un’esperienza simile? Cosa ne pensate delle quote rosa nel mondo enogastronomico? Fatemelo sapere nei commenti!

 

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