Che cosa ho imparato in 25 anni? Una pagina del mio diario, che voglio condividere con voi.

Buongiorno dreamers,
questo è un articolo un po’ diverso dal solito. Normalmente vi parlo di tutte le mie esperienze, ma legate a viaggi, moda, bellezza, film… Oggi parlo di me e dei miei (primi) 25 anni di vita. No, non ho la presunzione di pensare che siano così belli e glitterati da poter interessare a qualcuno. Volevo però lasciare un segno, quanto meno alla me del futuro, rispetto a questo traguardo. Che poi gli anni sono soltanto un modo per farci credere di poter controllare il tempo, ma di questo ne parliamo dopo.

Mi capita spesso di leggere articoli su “30 cose da fare prima dei 30 anni”, “la lettera alla me del futuro”, “la lettera alla me del passato”. E a parte i soliti luoghi comuni, trovo che ci siano degli spunti interessanti e che a volte bisogna leggerli o scriverli nero su bianco per averli impressi nella mente. E così lascio parlare Kiki, il mio uccellino blu, che è molto più saggia di me.

Ecco quindi cosa ho imparato nei miei 25 anni. Una serie di cose che spero vi possano in qualche modo far riflette o ispirare e, perché no, farvi scrivere la vostra versione, se volete anche qui sotto nei commenti.

Life is CHANGE.

L’ultimo giorno di liceo mi ricordo di aver chiesto ad amici e professori di scrivermi una frase sul diario. Poteva essere una citazione, una dedica o anche solo una firma. Un modo per dire “ehi, io ci sono stato!”.
Dopo lunghe frasi e scarabocchi, arrivà il turno della mia professoressa di inglese. Mi disse che solo una cosa è davvero importante ricordare: Life is CHANGE.
Mi ricordo che non mi era ben chiaro a che cosa si riferisse e ci rimasi anche un po’ male, non era niente dedicato a me. Era una semplice frase da cioccolatino.
Quanto mi sbagliavo!

Se penso che un solo anno dopo ho anche fatto un tatuaggio dedicato a questo concetto rendo già bene l’idea di quanto davvero Life is Change. E quante altre volte è cambiata in 25 anni.

Inizio ciò che ho appreso da qui perché credo che davvero questo sia alla base. Questo è quello che ci rende forti, che ci fa evolvere. Eppure non ce ne rendiamo conto. Ce ne vogliamo dimenticare. E il cambiamento ci fa paura. Che sia cambiare strada per andare a lavoro, un appuntamento saltato, un nuovo marchio di banane, delle palme in piazza Duomo a Milano.
Il cambiamento fa paura e viene criticato, ogni giorno.

E dato che il cambiamento fa così paura continuiamo a pensare al futuro, senza concentrarci sul presente.

Sia ben chiaro, io dico di aver imparato queste cose… ma non per questo le seguo alla lettera, anzi! Chissà, magari tra 25 anni sarò più brava…

La morte ci aspetta a Samarcanda… o la più comune legge di Murphy.

Tutti voi conoscete sicuramente la legge di Murphy: se qualcosa può andar male, lo farà.
Ma sapete da cosa è nata?
Edward Murphy era uno degli ingegneri che fecero degli esperimenti con razzo su rotaia per verificare la tolleranza del corpo umano alle violente accelerazioni. Era il 1949. L’esperimento prevedeva 16 accelerometri montati su diverse parti del soggetto. Erano possibili due modi in cui ciascun sensore poteva essere agganciato al supporto e metodicamente i tecnici li montavano tutti e 16 nella maniera sbagliata. L’intero esperimento non ebbe dei risultati positivi. Da qui Murphy pronunciò la celebre frase.

Se ci sono due o più modi di fare una cosa, e uno di questi modi può condurre a una catastrofe, allora qualcuno la farà in quel modo.

A questo aggiungeteci la parabola della morte che ci aspetta a Samarcanda.
C’era una volta un mercante, al famoso mercato di Baghdad. Un giorno vide uno sconosciuto che lo fissava con stupore e capì che quello sconosciuto era la Morte. Pallido e tremante il mercante fuggì dal mercato e corse molte e molte miglia per arrivare alla città di Samarcanda: era certo che là la Morte non lo avrebbe trovato. Ma quando giunse a Samarcanda il mercante trovò ad attenderlo la sinistra figura della Morte.
«Molto bene», disse il mercante. «mi arrendo: sono tuo. Ma dimmi, perché avevi il volto sorpreso nel vedermi stamattina a Baghdad?»
«Perché», disse la Morte, «avevo un appuntamento con te stasera, qui a Samarcanda»

Che cosa voglio dirvi? Che perdiamo sempre troppo tempo a sperare che le cose vadano bene, ma non siamo noi a muovere i fili del destino. Altrimenti sai che noia? E questo ci porta al nuovo punto.

Errare è umano, ed è la cosa più bella che abbiamo.

No, non sono completamente impazzita. La società ci ha portato a vivere l’errore come un peso gigantesco da mettere nel bagaglio a mano della nostra vita. Sì, non dico che non vivrà con noi… ma può essere un piacevole ospite. Sono gli errori, le strase sbagliate, che ci porteranno al successo. Chi non ha mai fatto un errore non si è mai mosso davvero. Come negli esperimenti scientifici, sono gli errori che portano il progresso. E non abbiate paura di sporcarvi le mani.

E quando le cose vanno davvero male? Make good art, come ci suggerisce Neil Gaiman!

Spero facciate degli errori. Se fate degli errori, significa che siete là fuori a fare qualcosa, e gli errori in sé possono essere molto utili. A volte la vita è difficile, le cose vanno male, nella vita, in amore, e negli affari e nelle amicizie e nella salute e in tutti gli altri modi in cui la vita può andare male. E quando le cose si fanno dure, questo è quello che dovreste fare: Fate buona arte. Non scherzo.

Vostro marito scappa con un politico? Fate buona arte. Vi sfracellate una gamba e poi ve la mangia un boa constrictor mutante? Fate buona arte. Il fisco è sulle vostre tracce? Fate buona arte. Il gatto è esploso? Fate buona arte. Qualcuno su internet pensa che ciò che fate è stupido o malvagio o è già stato fatto? Fate buona arte […] Fatela nei giorni no. Fatela anche nei giorni sì.

Lanciatevi, ma non dimenticate il paracadute.

Io sono di solito quella che vi spinge giù dall’elicottero, ma vi passa prima il paracadute. Ok sbagliare, ok buttarsi, ma sempre con un minimo di sicurezza. Per me il paracadute è formato da due parti: i miei piani, liste e progetti, e le persone con cui voglio viverli. I primi vi aiuteranno ad avere le idee chiare con voi stessi, a darvi le risposte che cercate quando non riuscite a dormire la notte. I secondi vi permetteranno di capire se quello che pensate è effettivamente fattibile nella realtà.

La felicità è vera solo se condivisa.

Perché non buttarsi dall’elicottero mano nella mano?
La felicità è vera solo se condivisa, lo so è una frase da cioccolatino anche questa. Però io ci credo davvero, solo con le persone giuste. Non vorrei dirvi “pulizia kontatti1!1!!1”, ma in verità è una cosa da fare. Tenete vicino a voi solo le persone che ritenete valide, non i vampiri che vi succhiano energie, tempo e denaro.

Io ho sempre voluto fare tutto da sola, senza coltivare molto le amicizie, stando meglio da sola da vera introversa. Negli anni per fortuna le cose sono cambiate. Durante i primi anni di università ho iniziato a scremare, differenziando da conoscenti ed amici. Questo perché essendo pendolare avevo davvero pochissimo tempo. Dopo l’università, con il lavoro, ho cambiato ancora una volta l’approccio. Forse non smetterà di cambiare, ma se siete tanto introversi provate almeno a fare un’attività a settimana in compagnia.

Però fatelo con le persone giuste. Inoltre chi va con lo zoppo impara a zoppicare. Quindi se siete creativi uscite con tanti altri creativi, ma non dimenticatevi (ad esempio) degli ingegneri per aumentare le vostre idee e conoscenze! Sarà per questo che mi sono fidanzata con un ingegnere? 😂😜

Io l’ho capito bene durante il mio road tour in America, dove il silenzio era importantissimo. Così importante che anche le chiacchierate in contrapposizione lo erano diventate. E la voglia di raccontare tutto, a voi e agli amici, tornati a casa rendeva ogni attimo ancora più intenso.

Abbiate cura di voi.

Amate voi stessi più di chiunque altro. Dato che life is change, non potete sapere come andranno le cose. Voi però siete al primo posto. Trattate il vostro corpo come se fosse un tempio, anche perché non ne avrete un altro a disposizione… a meno che non arrivino in fretta i robot. Però escludiamo per ora questa possibilità. Anche se io vi dico già che in quel caso vorrei l’armatura rosa.

Forse lo state già facendo. Forse ci state pensando, ma non sapete da dove cominciare. Io ho sempre amato me stessa più di tutto, ma solo nella mente. Da qualche anno lo sto facendo anche nel corpo e nella vita di tutti i giorni. Dormire il giusto, bere tanto, camminare almeno 5km al giorno, riuscire a fare le scale senza avere il fiato corto, vedere gli amici una volta a settimana, leggersi un bel libro, godersi un piatto sano di frutta e verdura. Tante piccole cose che cambiano la nostra vita.

La cura quindi per una vita sana, ma anche la ricerca di soddisfare i nostri desideri. Creare una routine su misura. Vi manca la lettura? Provate a ricominciare a leggere almeno 10 pagine al giorno! Un passo alla volta… che vi permetterà tra qualche anno di vivere con meno rimpianti.

Fate fatica? Io vi consiglio queste app che sto usando e mi stanno aiutando!

Credete nei vostri sogni, nessuno lo farà se non siete i primi a farlo!

Purtroppo nella vita reale non è come in La La Land, dove i sogni si avverano grazie all’aiuto degli altri quando voi per primi non ci credete. Il cassetto sicuramente è sempre pieno, scegliete con cura cosa tirate fuori e poi dedicateci tutto. Tempo, nottate, pensieri, lacrime, sorrisi… Tutto il pacchetto completo. Si dice spesso Only the brave, solo i coraggiosi, ed è così. Fatelo prima per voi, e poi per gli altri. Le critiche arriveranno sempre. Voi però puntate ai risultati. Gioite per quelli e poi tornate subito al lavoro.

oscar 2017 la la land

Unite i puntini, ma senza fretta.

Uno dei discorsi agli universitari che più mi ha colpito è stato quello di Neil Gaiman, di cui vi ho parlato prima. Ho però amato una particolare frase detta da Steve Jobs agli studenti di Stanford. Non il classico, seppur sempre attuale, Stay Hungry, Stay Foolish. 

“Certamente all’epoca in cui ero al college era impossibile unire i puntini guardando il futuro. Ma è diventato molto, molto chiaro dieci anni dopo, quando ho potuto guardare all’indietro. Di nuovo, non è possibile unire i puntini guardando avanti; potete solo unirli guardandovi all’indietro. Così, dovete aver fiducia che in qualche modo, nel futuro, i puntini si potranno unire. Dovete credere in qualcosa – il vostro ombelico, il destino, la vita, il karma, qualsiasi cosa. Questo tipo di approccio non mi ha mai lasciato a piedi e invece ha sempre fatto la differenza nella mia vita.”

Questa è una frase a cui penso spesso. Unire i puntini. Uno dei miei giochi preferiti dell’enigmistica da bambina, secondo solo ai puzzle.

Elogio alla lentezza

E arriviamo ad una delle cose più difficili per me: la lentezza. Chi mi conosce sa che la lentezza non fa parte della mia natura. Certo, posso passare giornate a letto pensando solo a quale sia il prossimo telefilm da vedere. Nella mente però non mi fermo mai. E quando cammino per le strade di Milano? Il passo è sempre spedito, in uno slalom tra anziane signore e bambini con il gelato.

So però quanto sia importante e sto imparando a conoscerla. L’ho incontrata nei paesi del nord, con i loro ritmi rilassati. L’ho vista nelle strade di Los Angeles e tra i banconi di un bar. L’ho riconosciuta sui volti dei ragazzi spagnoli. E la lentezza, che per me era un termine con accezione negativa, è diventata un’arte da imparare. Questo non solo per vivere la giornata, ma anche per saper attendere. Capire che Roma non è stata costruita in un giorno.

Collezionate ricordi, ma non rimpianti.

Alzi la mano chi passa la giornata a pensare! Io le ho alzate entrambe. Sì, va bene pensare. Fa bene per avere chiari i propri obiettivi, ma non bisogna lasciarsi trascinare dai rimpianti e dal passato. Il passato è passato. Cosa sarebbe successo se… No, non è successo. Non siamo nel film sliding doors, non c’è spazio per i rimpianti.
Collezioniamo i ricordi, con cura.

Viaggiate, con il cuore aperto.

“Esistono tanti modi per firmare una tregua con il cervello, alcuni salubri e altri decisamente meno, eppure tutti si chiamano allo stesso modo: viaggi. […] Per viaggiare non è indispensabile trasportarsi dall’altra parte del mondo. Si può uscire da se stessi con i suoi di un disco o le parole di un libro. Persino con un paio di scarpe da ginnastica.”
Ho utilizzato le parole di Massimo Gramellini, nel libro “Avrò cura di te” con Chiara Gamberale, perché ho appena finito di leggerlo e mi è rimasta impressa questa citazione.
Io trovo che i viaggi siano la cosa che più mi ha aiutata a cambiare in questi anni, e ho visto ben poco del mondo. Ho iniziato a farlo seriamente solo negli ultimi 5 anni. Non sono quindi la più esperta in questo. Però viaggio moltissimo con film e telefilm, libri e fotografie, con le parole e i racconti degli amici che hanno vissuto esperienze diverse, …

Prima di ogni viaggio, componete con cura il vostro bagaglio a mano.

Prima di iniziare ogni viaggio si prepara l’itinerario, si comprano i biglietti e alla fine si pensa al bagaglio. Ecco, io vi suggerisco di cambiare metodo, pensate prima al vostro bagaglio a mano.
Ovviamente in questo caso stiamo parlando di un bagaglio metaforico, che viene ben spiegato nel libro “Solo bagaglio a mano” di Gabriele Romagnoli. Rappresenta un po’ tutti i punti elencati qui sopra. Nel vostro viaggio avete a disposizione un bagaglio, riempitelo con cura. Lasciate a casa ciò che non è indispensabile.

Meno selfie, più chiacchiere negli occhi.

Il mondo del web è magnifico, io ci vivo ogni giorno per lavoro, passione e svago. Però questo schermo non deve esserci quando siamo con gli altri di persona. Via il cellulare. Mettetelo in borsa. Non riuscite proprio? Ok, appoggiatelo sul tavolo, ma con lo schermo a testa in giù.
Andate dai vostri nonni, toccate le rughe sulle loro mani, sono questi i ricordi che volete avere di loro.
Siete in vacanza? Non fotografate ogni secondo. O meglio, fatelo, ma con gli occhi! Iniziate a riutilizzare i 5 sensi. Sono sicura che sulla strada per il lavoro non vi concentrate sui colori dei fiori sbocciati, sul profumo di brioche che esce dalla panetteria e sulla musica che arriva dall’auto parcheggiata. Certo, per le strade di Milano questo di solito è grigio, puzza e rumore. Però provate a farlo, capirete quanto non siamo più abituati ad usare i nostri sensi.

Non è mai troppo tardi.

E concludo con il titolo del mio film preferito. Non è mai troppo tardi. Quante cose hai imparato fino ad oggi? Quante ne imparerai nei prossimi 5 anni? Sei soddisfatto della tua vita? Ogni giorno puoi cambiarla.

 

kiki tales snapchat

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