Buongiorno dreamers,
Riprendiamo il mio travel diary americano alla volta della Death Valley.
Nello scorso episodio vi avevo mostrato la Valley of Fire e Las Vegas, oggi continuiamo l’avventura deserto.

Se ti sei perso la prima parte del nostro road tour ti consiglio di leggere il primo articolo, il secondo articolo, il terzo articolo, il quarto articolo, il quinto articolo, il sesto articolo, il settimo articolo e l’ottavo articolo.
In questo articolo troverai informazioni su: Las Vegas e la Death Valley con: Zabriskie Point, Badwater Basin, Golden Canyon e le dune.

 

Las Vegas

Come vi dicevo nello scorso articolo, abbiamo soggiornato al Bellagio per due notti durante la settimana… quando i prezzi sono bassissimi!
Il venerdì, abbiamo rifatto le valige e siamo stati da Starbucks per la colazione più cara di sempre.
Dopo un ultimo giro tra le sale del Bellagio, in cui aleggiava un silenzio irreale a quell’ora di mattina, e aver fatto qualche foto agli uccellini, nel finto giardino; abbiamo ripreso il nostro viaggio alla volta del deserto.

Di solito prima delle 12 era difficile vedere movimento in giro per la città; ma, essendo venerdì, tutti gli addetti alle pulizie stavano “ricostruendo” tutto per il weekend: cambiando gli spettacoli serali, le luci dei lampioni, le pubblicità sui volantini…

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Prima di andarcene, però, era d’obbligo la foto di rito con l’insegna Welcome to Fabulous Las Vegas.
Non l’abbiamo fatto all’arrivo in quanto non eravamo entrati dalla strada principale.
Mi sono più volte immaginata questo cartello prima del viaggio… e di certo non me lo aspettavo così. Mi immaginavo una cosa maestosa e un po’ trash, come tutta la città.
E invece è un piccolo cartello in mezzo ad uno sparti traffico con due palme…
Mi sono sentita come i turisti a Riccione che si fanno la foto nella rotonda su cui è scritto il nome della città con i sassolini.
Per fortuna abbiamo trovato due ragazzi italiani con cui ci siamo scambiati il favore della foto di coppia, altrimenti con il fisheye ci sarebbero state fin troppe auto per rendere l’atmosfera speciale.

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Death Valley

Prima di organizzare il viaggio negli States non conoscevo molto bene i parchi nazionali, infatti tra quelli desertici conoscevo solo la Death Valley. Famosissima per film, storie, libri…
Eppure, nonostante la volessi tanto vedere, mi ha meravigliata di più Joshua Tree.
A questo aggiungete il fatto che sono stata malissimo per tutta la giornata. Non mi hanno di certo aiutato le temperature folli e il fatto che abbiamo raggiunto il bacino di Badwater proprio a mezzogiorno, senza aver mangiato.

Dunque ho potuto vedere ben poco della mia amata Death Valley, un National Park che ha al suo interno tantissimi paesaggi differenti, seppur desertici, con vari percorsi a piedi.
Si estende tra la California e il Nevada, dunque è molto comodo da raggiungere per i turisti.

All’interno del parco vi è una sorta di museo – info point dei ranger – dove abbiamo appreso molte curiosità sulla flora e fauna. Pensate che nei bagni l’acqua è arancione in quanto molto ferrosa.
Mi ha particolarmente colpito la citazione:”How could rocks and sand and silence make us afraid and yet be so wonderful?”. Voi cosa ne pensate?

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Golden Canyon & Zabriskie point

All’interno del parco vi sono dei punti d’interesse molto particolari segnati sulla mappa, tra cui Zabriskie point, le dune e Badwater Basin.
Considerate che alcuni di questi sono facilmente raggiungibili in auto, altro hanno delle strade molto sterrate e altri ancora si possono visitare solo a piedi. Tra quest’ultimi vi sono gli archi, che non ho avuto modo di vedere dato che il caldo mi stava uccidendo e la nostra auto non era molto adatta al sentiero sterrato distrutto dai suv. Ho vissuto in prima persona il concetto di Valle della Morte.

Zabriskie Point è un ottimo punto di osservazione per vedere al meglio il Golden Canyon.
È composto dai sedimenti dell’antico lago Furnace Creek, che si è prosciugato prima della formazione della Death Valley. Il nome deriva da Christian Brevoort Zabriskie, vicepresidente dell’azienda di estrazione di borace dalle miniere della Valle della Morte.

In realtà ho visto l’intero parco più dall’auto che dal vivo. Spero un giorno di poterlo rivedere meglio perché penso che abbia dei paesaggi meravigliosi. Continuavo a pensare a quanto sono fortunate le americane ad avere dei set così particolari per le loro foto. Mi immagino degli editoriali con lunghi abiti bianchi tra le dune…

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Le Dune di sabbia

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Badwater Basin

Famoso per essere il punto più basso del Nord America, con 86 metri sotto il livello del mare, mentre il Monte Whitney, il punto più alto degli Stati Uniti continentali, si trova solo 122 km a ovest. È definito “bad” in quanto l’acqua è così salata da non essere potabile.

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Dopo ore e ore di nulla abbiamo trovato un ristorante e un benzinaio, utili per i campeggiatori, dove abbiamo deciso di fare il pranzo, che potremmo definire merenda considerando l’ora. Tutte le guide sconsigliano i ristoranti interni (quando ci sono) per i folli prezzi e la qualità del cibo. In realtà il nostro panino era anche economico, ma guai a chiedere l’acqua frizzante! Un litro di San Pellegrino costava circa 9$, peggio di Las Vegas.

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On the road – Bishop

Abbiamo scelto di dormire a Bishop (California) in quanto molto vicino allo Yosemite, parco che rivisiteremo insieme nel prossimo articolo, precisamente al Elms Motel di una stella.
Non spenderò parole a riguardo in quanto trovo che sia decisamente da dimenticare, tra la poca pulizia, la gente losca e il fatto che non partisse la luce e l’aria condizionata… Però la macchina del ghiaccio funzionava! Ah, le priorità degli americani…
Vi dirò soltanto che per loro la traduzione di “Key Drop” è… Goccia Chiave!

Con questa perla di saggezza vi lascio, spero che l’articolo vi sia piaciuto e che continuerete questa avventura con me grazie ai travel diary.

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