Buongiorno dreamers,
oggi continuo il mio travel diary, siamo al nono giorno on the road!
Questa giornata è stata particolarmente difficile, quindi ho poche foto di qualità da mostrarvi. In viaggi di questo tipo non è sempre tutto rose e fiori.

Se ti sei persa la prima parte del nostro road tour ti consiglio di leggere il primo articolo, il secondo articolo, il terzo articolo, il quarto articolo, il quinto articolo e il sesto articolo.
In questo articolo troverai informazioni su: Bryce Canyon, Zion e Saint George. 

 

Bryce Canyon

Prima di partire per questo viaggio ci siamo documentati per decidere i punti fondamentali da toccare nel tragitto. Uno di questi era sicuramente Bryce Canyon, un parco che lascia a bocca aperta per la sua maestosità tanto quanto il Grand Canyon, anche se è molto meno conosciuto.
Un luogo meraviglioso che non vedevo l’ora di vedere e fotografare dal vivo.
Peccato che le nostre sfortune non siano ancora finite. La mega pioggia del giorno precedente non era ancora finita, e questa volta era accompagnata da vento e nebbia.
Oltre al freddo e al fastidio della pioggia durante un giorno ventoso, dovete prestare attenzione alla parola nebbia. Eh sì, perché noi siamo riusciti ad andare in un Canyon che si estende in altezza e lunghezza durante un giorno di nebbia.

Arrivati all’ingresso del parco, io sono corsa sotto la pioggia per entrare nell’info point e chiedere al ranger se il percorso fosse aperto. Per fortuna solo alcuni check point non erano accessibili.
Risolto il primo problema si era presentato il secondo: essendo una vacanza in California e limitrofi noi non avevamo portati degli ombrelli. Essendo Bryce un parco elevato ci aspettavamo di trovare ombrelli e ombrellini brandizzati al gift shop. E invece no. Probabilmente lì non piove così spesso.
Dopo aver chiesto a tre commesse differenti, per fortuna ho trovato due mantelle (tra le ultime 8 rimaste).
E così con tanto coraggio e mantelline gialle abbiamo iniziato il percorso.

Come potrete capire il giro è stato abbastanza veloce e triste, in quanto si vedeva pochissimo. E quel poco che si vedeva era meraviglioso, quindi doppia tristezza!
Gabriele stava impazzendo per il freddo e io correvo in giro con la macchina fotografica sotto la mantella… ad un certo punto ho iniziato ad utilizzare quella subacquea da quanto la situazione fosse tragica.
Così, dopo due orette, super infreddoliti abbiamo deciso di arrenderci e dirigerci verso Zion.

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Zion

Zion faceva parte dei piani b, in quanto non è un parco particolarmente speciale. A meno che non avete molto tempo potete fare diverse escursioni, in quel caso devo dire che è sicuramente interessante.
Per un giro molto rapido, invece, lo trovo piuttosto anonimo rispetto gli altri che abbiamo visto durante il viaggio.
Questo parco, a differenza degli altri, non è visitabile con la propria macchina. Una volta arrivati si lascia nel parcheggio principale e si gira con le navette dei ranger, che come dei veri pullman si fermano ai check point delle varie escursioni. Durante il percorso i ranger raccontano la storia e le particolarità del parco.
Il fiume che vedete in foto è il Virgin River! Una delle cose che più mi è piaciuta di Zion è la quantità di animali liberi e felici, da cervi a cerbiatti, da scoiattoli a tacchini.
Noi non avendo tempo per fare trekking abbiamo fatto delle veloci camminate nei vari check point e poi siamo ripartiti verso Saint George.

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Saint George

Saint George è una cittadina molto carina!
Noi abbiamo alloggiato al Best Western Travel Inn Saint George, con tanto di piscina (che ovviamente noi non abbiamo utilizzato). L’hotel è uno dei nostri preferiti di questo viaggio, aveva anche delle simpatiche statuette con uomini con una trombetta all’ingresso. La stanza aveva uno stile particolare, ma allo stesso tempo era molto pulita. Non è stata sicuramente una delle più grandi in cui siamo stati, ma era veramente carina.
La sera abbiamo cenato per la prima volta da Denny’s, un diner anni 50 con un menù economico e buono. Da quel momento è diventato il mio posto americano preferito per un pasto veloce.
Prima di andare a dormire ho provato anche a pescare un peluche alle macchinette, ma non ha voluto seguirci nella nostra avventura.

 

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