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Buongiorno Dreamers, c’è birra nell’aria!

Sabato 19 settembre è ufficialmente cominciato l’Oktoberfest, e qui Kiki Tales non potevamo non celebrare questa deliziosa bevanda, che sta finalmente prendendo il posto che gli spetta nell’olimpo delle eccellenze gastronomiche. Ovviamente, quando è fatta a regola d’arte!

E visto che vogliamo fare le cose per bene, abbiamo scelto un birrificio locale, rigorosamente artigianale, che ci ha fornito la materia prima per realizzare tre ricette che prendono dalla birra i suoi sapori e che, con la birra… ci stanno proprio bene!


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Il birrificio Hordeum di Novara ci ha proposto tre “muse ispiratrici”: Regina, una birra leggera e dissetante, Era, una bionda più cremosa e decisa, e Contina, una weiss alternativa, preparata con segale e farro.

Queste birre sono finite nelle mie mani e, soprattutto, nella mia cucina!

Be’, devo dire che mi hanno stupito e che il loro assaggio è stato davvero… ispiratore!

Regina

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Ho iniziato con Regina. L’assaggi e vorresti che l’estate non stesse finendo, per poterla bere con gli amici su un vecchio tavolo di legno, fuori dal pub o su una terrazza. Magari mangiando qualcosa di terribilmente gustoso… come una miaccia!

Per chi non lo sapesse, la miaccia è una specialità tipica valsesiana: sottile come una crêpes, ma dalla consistenza totalmente diversa, può essere farcita con salumi e formaggi sostanziosi, o con miele e marmellate. Ne assaggi una e ne mangeresti dieci.

La sua realizzazione richiederebbe il tipico ferro per miacce, o una tortillera, ma ci si può egregiamente arrangiare con una padella e una spatola (come quella delle crêpes, appunto!).

In questo caso, a costo di compiere un’eresia, ho arricchito la pastella della ricetta originale, aggiungendo la birra al posto dell’acqua e di parte del latte. I dischi ottenuti posso essere appaiati tra loro, con la farcitura al centro, oppure piegati a metà.

Per circa 10 “miacce ubriache”

250 gr di farina bianca

1 cucchiaio di farina gialla

1 uovo

150 ml di latte

150 ml di birra Regina

100 ml di panna

10 gr di burro fuso

Mescolate tutto, in modo da ottenere una pastella senza grumi, e fate riposare mezz’ora.

Quando la padella o la piastra sono ben calde,versatevi al centro un mestolino di pastella e distribuitelo uniformemente (e molto velocemente!) su tutta la superficie. Deve essere molto sottile. Quando è dorata da un lato, voltatela con una spatola e terminate la cottura. Ci vorranno un paio di minuti al massimo.

Le miacce richiamano i monti e gli alpeggi, quindi danno il loro meglio con tome varie e fontina, e salumi quali speck, lardo o pancetta. Se invece le preferite dolci, scegliete marmellate di bosco o miele. Io personalmente adoro la combinazione toma e miele: ideale per chiudere la cena. Poi, da brava novarese, non manca mai l’abbinamento con il gorgonzola.

Vi consiglio di procedere prima con le preparazione delle miacce, impilandole su un piatto a mano a mano che sono pronte, per poi sbizzarrirvi con la farcitura, ripassandole in padella giusto il tempo necessario al formaggio per sciogliersi e per rendere la pastella un po’ croccante.

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Era

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Dopo Regina, sono passata a Era. Se la prima era una serata di mezza estate, Era ti fa venire voglia di maglioni caldi e Natale. È l’equivalente in bottiglia di un comfort food, di profumi che ti fanno restare a casa volentieri. E, questo profumo, per me, è quello del risotto.

Una delle prime ricette del mio blog è stato il “Risotto del Birraiolo” e ho deciso di rivisitarlo.

La fortuna ha voluto che nel mio frigorifero ci fossero due strepitosi prodotti del Trentino, che facevano al caso mio: dell’ottimo speck e del Puzzone di Moena, un formaggio buonissimo dall’ingiusto pregiudizio legato al nome.

Il lieve affumicato dello speck ha rafforzato i profumi invernali di questa birra, mentre il grasso del formaggio e il suo gusto un po’ amarognolo sul finale ha smorzato appena le note agrumate.

Una grattata abbondante di noce moscata per addolcire e il risultato è stato un risotto corposo, ma senza eccessi, dove tutti i profumi erano riconoscibili, senza tuttavia essere invadenti.

Ho poi completato il piatto con una salsa alla birra, mescolando mezzo bicchiere di birra, mezzo bicchiere d’acqua e un cucchiaino di amido di mais, scaldando il tutto a fiamma bassa per addensare, per far risaltare la birra. 

Contina

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È stato poi il turno di Contina. Devo ammettere che, chi mi conosce, sa che ho una predilezione per le weiss, ma non credo mi fosse mai capitato di assaggiarne una alla segale e al farro, ideale per chi ha intolleranze al frumento (attenzione, però: segale e farro contengono comunque glutine!).

Contina non mi ha deluso, anzi! È stata la mia preferita tra le tre: fresca, dolce, leggera e soprattutto profumatissima! Per questo ho deciso che l’avrei usata nella preparazione di un arrostino di magatello di vitello con le mele.

Il magatello non è esattamente un taglio di carne da arrosto, perché essendo molto magro, tende a seccarsi. Ma, ben marinato e accompagnato da un contorno profumato e morbido, come le mele, può rivelarsi davvero gustoso.

Per 4 persone:

600 gr di magatello di vitello

3 mele* tagliate a cubetti, con la buccia

birra Contina quanto basta

scorza di limone

timo

2 cucchiai d’olio extravergine di oliva

una noce di burro

sale e pepe

*Per questa ricetta, sarebbe meglio utilizzare le mele del tipo Golden, Fuji, Gala o Pinova.

In un contenitore ermetico, coprite la carne con la birra, il timo, qualche scorzetta di limone e un cucchiaio d’olio e fate marinare una notte intera. Non aggiungete sale.

Accendete il forno a 180°C. In una pirofila adatta alla fiamma e al forno, scaldate il burro e il cucchiaio d’olio rimasto, sgocciolate la carne, tenendo la marinatura da parte, e rosolatela per bene, a fiamma viva, così da sigillare i succhi al suo interno, senza mai punzecchiarla con la forchetta. Quando inizia a dorarsi, mettetela da parte, e nello stesso tegame, rosolate le mele.

Ora riponete la carne nella pirofila, aggiungete qualche cucchiaio di marinatura, il sale, il pepe,  coprite con il coperchio adatto o con dell’alluminio e infornate per circa 25 min.

Se avete a disposizione un termometro da cucina, la temperatura al cuore della carne dovrà essere di 50°C: otterrete così un arrosto dal cuore rosato, ancora tenero.

Affettate e servite, carne e mele andrebbero mangiati insieme, in un sol boccone!

Consiglio: se proprio volete esagerare, potete anche ricoprire il magatello con fettine sottili di pancetta dolce, prima della cottura.

 

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Spero avrete modo di provare qualcuna di queste ricette e di assaggiare la birra Hordeum.
Intanto, grazie per l’ispirazione!
Buon appetito!

Photos Federica Colombo – Illustration Elena Ronchi

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