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Buongiorno dreamers,
oggi continuo il mio diario di viaggio raccontandovi cosa ho visto e fatto il quarto giorno, a Los Angeles, e il quinto giorno, a San Diego.
Se vi siete persi la prima parte del nostro road tour vi consiglio di leggere il primo articolo e il secondo articolo.
In questi due giorni abbiamo visto: The Grove, Santa Monica, San Diego, USS Midway, Coronado Beach, Balboa Park, Gaslamp Quarter e Palm Springs.

Day 4

Dato che il terzo giorno è stato molto intenso, abbiamo iniziato la mattinata più tardi del previsto. Dopo aver fatto le valigie e aver abbandonato il nostro hotel, siamo andati a The Grove: un centro commerciale molto famoso di Los Angeles.
Non è grandissimo, ma se volete visitare tutti i negozi vi serviranno almeno tre ore. Io ho curiosato un po’ in giro e fatto shopping solo da Forever21… anche perché la maggior parte degli altri negozi non sono proprio economici.
Una cosa interessante di questo posto è che potete prendere un asciugamano in prestito e rilassarvi sdraiandovi nel parco, magari mangiando anche un hot dog. Noi abbiamo infatti pranzato dividendo in due quest’ultimo, e vi posso dire che nonostante fosse piccolo non lo abbiamo digerito. Il cibo americano ci vuole morti.
 
 

Santa Monica

Dopo aver lasciato lo shopping di The Grove, abbiamo deciso di continuarlo a Santa Monica.
Qui abbiamo girato i negozi di Nordstrom, un mini centro commerciale, e della via principale.
Abbiamo parcheggiato nel silos di Nordstrom, dove la tariffa del parcheggio è molto conveniente.
Personalmente ho preferito fare shopping qui, rispetto a The Grove o Hollywood, sia per i brand presenti sia per i prezzi.
Abbiamo fatto anche qualche acquisto da Levis, Converse, Forever 21, Sephora, Hot Topic,…
Vi consiglio particolarmente lo store di Levis, in quanto potete trovare i jeans anche a 15$ (come quelli che ho comprato io). Se siete amanti del make up troverete dei vantaggi anche da Sephora, dove non prendo la carta fedeltà europea, ma se tenete gli scontrini potete farvi aggiungere i punti una volta tornati a casa. Nello store di Converse troverete vari modelli in edizione limitata sia per l’America sia che soltanto per Santa Monica (come un paio che ho comprato io e che vi farò vedere presto). Non sono tanto più economiche rispetto ai nostri prezzi, però se siete amanti del genere troverete sicuramente dei modelli più interessanti.
Non vi consiglio di fare shopping nei negozi europei, come Zara e H&M, in quanto partono dai prezzi in euro e li convertono in dollari…
Insomma possiamo dire che questo quarto giorno è stato pieno di shopping e relax.

Non lasciatevi ingannare dai prezzi sui cartellini, in quanto in America le tasse sono quasi sempre da aggiungere in cassa e variano in base al genere del prodotto e allo stato. Quindi se avete dei dubbi chiedete in cassa se le tasse sono comprese. Di solito, comunque, quando fanno il totale vi chiedono se volete procedere con l’acquisto proprio per questo motivo. Ho visto infatti molte persone lasciare i capi in cassa.

 

Prima di ripartire on the road abbiamo fatto una sorta di pranzo merenda, dato che dalla mattina avevamo solo condiviso un hot dog in due e non sapevamo a che ora saremmo arrivati a San Diego.
Non fate caso agli orari in cui mangiamo in vacanza, diventeranno sempre peggio nei prossimi articoli!
Abbiamo provato per la prima volta Johnny Rockets. Non è stato amore a prima vista, ma con il tempo (assaggiando altri piatti Americani) abbiamo imparato ad amarlo e ora ci manca. Perfetto per chi cerca una via di mezzo tra un fast food e un diner. Veloci, economici, semplici e buoni. Ottimi sia per pranzare che per godersi un dolce a merenda. Hanno tanti hamburger, patatine spettacolari e una vasta scelta di milkshake.

Il nostro bilancio su Los Angeles? Sinceramente ce l’aspettavamo diversa. Quando siamo atterrati in America abbiamo subito capito di essere finiti in un “mondo” totalmente diverso, ma soprattutto totalmente diverso da come ce l’avevamo immaginato.
Mi rendo conto che ovviamente finché non si vedono le cose con i proprio occhi la propria opinione sarà sempre irrealistica. Però questa volta il divario per noi è stato elevato. Purtroppo a causa del jet lag e delle infinite possibilità di esplorazione della città non possiamo avere un’idea completa al 100% di come sia e cosa offra Los Angeles. In realtà l’abbiamo anche rivista alla fine del viaggio, dopo aver conosciuto meglio l’America.
Probabilmente per il mio stile di vita e carattere non è la città in cui vivrei meglio, ci hanno colpito molto di più San Diego e San Francisco.

Nel tardo pomeriggio siamo partiti alla volta di San Diego. Speravamo di arrivare prima di cena per visitare il Gaslamp Quarter; ma purtroppo, a causa del traffico in uscita da LA e in ingresso a San Diego, siamo arrivati alle undici passate.
Stanchi morti abbiamo trascinato le nostre valigie attraversando tutto l’hotel Holiday Inn di San Diego Bayside. In realtà era proprio un bell’hotel, anche se non molto economico, e purtroppo non ce lo siamo potuti godere dato che appena siamo entrati in camera ci siamo addormentati. La colazione non era compresa, ma le stanze sono molto belle e pulite e vi è anche una piscina.
Day 5

Dato che l’Hotel non comprendeva la colazione ci siamo subito spostati verso la USS Midway.
Arrivati al parcheggio del museo abbiamo letto i prezzi e fatto retromarcia, abbiamo dunque parcheggiato davanti alla statua del famoso bacio del marinaio alla fine della Seconda Guerra Mondiale. Subito dopo ci siamo accorti di un piccolo problema, qui i parchimetri (a differenza di quelli di LA) accettano solo monetine e non le carte di credito. Indovinate quanti quarti di dollari avevamo? Esatto, solo uno! Abbiamo cercato di attaccare bottone con i passanti per farci cambiare le banconote in monete, e questo gesto ci ha portato a ritrovarci con un sacco di spiccioli regalati. Infatti noi abbiamo chiesto di cambiarla ad un anziano signore, ma ci siamo ritrovati con le monete di lui, di una donna e di un marines che ha parcheggiato il suo enorme pick-up vicino alla nostra Chevy Cruze.
Sebbene gli Starbucks e altri bar affini siano presenti ogni metro su tutto il resto della California, intorno alla USS Midway non c’è altro che la portaerei stessa.

Se avete la tessera studenti potrete entrare ad un prezzo scontato, pagando 15$ anziché 20. Il museo è sempre molto affollato e se volete vederlo bene vi serviranno più di due ore.
A noi è piaciuto molto, in quanto è una cosa molto diversa da ciò che si può vedere in musei simili in Italia. La struttura è mantenuta bene e le varie aree sono valorizzate. Le informazioni sono molto chiare, ma potete anche chiacchierare e chiedere curiosità ai veterani volontari che troverete sparsi per tutta la nave.

La parte più bella è sicuramente quella degli aerei sul ponte di volo, da dove potrete ammirare l’Oceano e Coronado Beach. Non dimenticatevi di fare un salto al bar della nave, dove troverete un mini stand di Starbucks. Noi abbiamo fatto una tarda colazione proprio lì.
Lo shop ha gadget veramente belli, ma non tutti economici.

 

Accatto alla USS Midway troverete la statua che ritrae il famoso bacio che un marinaio ha dato ad una infermiera sconosciuta dopo la notizia della fine della Seconda Guerra Mondiale.
Davvero gigantesca! Non potete non farvi una foto qui!

Per arrivare a Coronado Beach dovrete attraversare un ponte molto suggestivo che collega il centro di San Diego alla Coronado Island.
Il ponte è altissimo ed è in parabola, quindi metà in salita e metà in discesa, riuscirete a dominare la baia come potete vedere dalle foto. Non ci sono barriere, ma solo dei piccoli muretti, quindi risulta molto pericoloso e ansiogeno.

Mentre ci stavamo per rilassare sulla spiaggia di Coronado, la nostra macchinina ha dato dei segnali preoccupanti. Così, dopo aver cercato di chiamare inutilmente Avis con diversi numeri, ho contattato mio zio in Italia (erano le tre di notte) per farci dare l’indirizzo del centro noleggio auto più vicino, così da poter parlare di persona. Il servizio telefonico è pietoso, si basa su una segreteria registrata che vi chiederà di spiegare il vostro problema e cercherà d’interpretare ciò che avete detto trovando una soluzione. Tutto ciò a pagamento, se non avete un numero americano… noi abbiamo finito il credito così. Dopo 15 minuti non eravamo ancora riusciti a parlare con un essere umano. Quando abbiamo finalmente trovato un operatore abbiamo perso 10 minuti per fargli capire come si scriveva “Fanchini”… Per fortuna, arrivati all’Avis di San Diego, abbiamo trovato un boss amante di Batman quanto me che ci ha risolto il problema in fretta grazie ai suoi amici Pepe e Jess. Ho dovuto abbandonare a malincuore la mia adorata Cruze in cambio di una Hyundai Elantra grigia. I sedili sono molto scomodi, ma il bagagliaio più grande.

Dopo aver perso due ore per il problema alla macchina siamo finalmente arrivati a Coronado Beach, dove abbiamo passeggiato sul lungo Oceano prima del tramonto. Qui ho anche trovato la casa dei miei sogni, la potete vedere nelle foto!
No, non sto parlando dell’Hotel Coronado che è famosissimo in quanto meta di star di tutti i tempi. Pensate che una stanza semplice, per una notte, qui costa come minimo 300$…

Se andate a San Diego non potete assolutamente perdervi il Balboa Park. Noi ve lo mostreremo meglio in un prossimo articolo (ci siamo tornati a fine viaggio), perché dopo le cinque tutte le attrazioni al suo interno sono chiuse. Ci siamo innamorati dei colori, degli edifici, dei profumi e della vegetazione di questo parco. Lascio parlare le immagini.

La sera siamo andati a mangiare all’Hard Rock, che novità vero? Ovviamente ho comprato anche qui la maglietta, per la mia collezione, anche se devo dire che questo shop è molto misero. Il locale è situato all’interno del Gaslamp Quarter, dove la sera le luci, i profumi e la musica invadono le strade. Davvero suggestivo, anche se più piccolo di quanto mi immaginassi. Ve lo mostrerò meglio alla fine del viaggio, quella sera ero troppo stanca per portare la reflex con me!

All’inizio del viaggio avevamo scelto un itinerario che ci lasciasse circa 3 giorni liberi, così da poter dedicare più tempo a ciò che ci avesse colpito di più. Abbiamo deciso dunque di ritornare a San Diego alla fine del viaggio, e non di rimanere subito perché non sapevamo ancora cosa ci aspettasse.
Siamo rimasti molto colpiti da questa città, anche se ci siamo stati poche ore a causa dei vari imprevisti, motivo in più per cui abbiamo deciso di tornare.
Rispetto a Los Angeles ha meno attrazioni turistiche, ma l’aria che si respira a San Diego è molto diversa. LA ci è sembrata finta, costruita e povera allo stesso tempo. Mente San Diego, per quanto è più vicina al Messico, ci è sembrata più come ci aspettavamo la California.
Il Balboa Park e la Coronado Island sono tra le cose più belle che abbiamo visto in questo viaggio.

Subito dopo cena siamo partiti in direzione Palm Springs. Una ridente cittadina in mezzo al deserto, meta di pensionati e comunità gay secondo la nostra guida Lonely Planet… ma un tempo era una delle mete preferite di Elvis.
Il percorso si è rivelato più lungo di quanto avessimo previsto, dunque anche questa volta siamo arrivati alle undici passate in Hotel. Piccolo dettaglio, quando siamo scesi dalla macchina in piena notte ci mancava l’aria da quanto faceva caldo! Circa 29 gradi! Assonnati siamo entrati nella reception dell’Hotel Vagabond Inn, dove ci hanno chiesto se volessimo una stanza vista montagne o tranquilla. La mia risposta? Quella più vicino a dove abbiamo parcheggiato l’auto, grazie!
Dopo aver ricevuto diversi complimenti per il cognome del mio ragazzo, in quanto gli ricordava la serie tv The Borgias, ci siamo ritirati in camera.
Grazie al Jet Lag alle quattro di mattina mi sono svegliata e ho deciso di sgattaiolare fuori dalla stanza per fotografare l’alba. Uno spettacolo! Ma niente in confronto a ciò che abbiamo visto il sesto giorno!



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