Buongiorno dreamers,
oggi vi voglio parlare di uno dei miei film preferiti di sempre.
I sogni segreti di Walter Mitty è uno di quei film che ti fa ridere e piangere, ti fa riflettere e sognare, ma soprattutto ti da la carica!
Dopo aver visto il trailer forse non avrete le idee chiarissime sulla trama del film, ma sicuramente vi sarà venuta voglia di viaggiare.

Ben Stiller torna alla regia con una trama interessante, ma non adatta al largo pubblico, per questo non ha avuto un particolare successo al botteghino. Uscendo a Natale i cinepanettoni non lo hanno di certo aiutato. Anche la critica non lo ha apprezzato, ma io voglio provare a farvelo vivere con i miei occhi.
Consiglio questo film a tutti, ma in particolare penso che piacerà ai sognatori, a chi non ha mai avuto il coraggio di seguire la propria strada e a chi ci sta provando.

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Trama

Il film è un remake di Sogni Poibiti di Norman Z. McLeod (1947), che era la trasposizione cinematografica del libro The Secret Life of Walter Mitty (1939) di James Thurber. Già Neri Parenti aveva realizzato una sorta di remake all’italiana con Sogni mostruosamente proibiti (1982) con Paolo Villaggio. In tutte queste versioni cambia il mood alla base della trama, con McLeod avevamo un giallo e con Stiller un road movie.
Tutta la trama ruota intorno al personaggio interpretato da Ben Stiller: Walter.
Lavora nell’archivio negativi della rivista Life da 16 anni; ha perso il padre da adolescente, la madre è anziana e la sorella è un’aspirante attrice. Il lavoro è la sua vita, in quanto non ha mai seguito i suoi sogni. Anzi, possiamo dire che in un certo senso lo ha fatto ogni giorno in quanto tende a fare dei lunghi viaggi mentali. In questi momenti vediamo un Walter diverso, coraggioso, appassionato, sicuro si sé. Nella realtà invece è timido, insicuro e solo. Durante la visione ci domandiamo se quello che stiamo vedendo è la realtà o solo un altro sogno ad occhi aperti.
Il film parte senza musica in medias res, con Walter al computer che cerca di contattare la collega Cheryl Melhoff in un sito di incontri online. Il suo profilo ha un problema, dunque decide chiamare il centro assistenza dove risponde Todd, un personaggio che avremo il piacere di scoprire pian piano.
Arrivato al lavoro scopre che l’azienda è stata acquisita e che Life Magazine sarà presente solo online. Per l’ultima copertina della rivista cartacea è necessario il negativo di O’Connell (Sean Penn), un fotografo freelance senza cellulare con cui ha lavorato tutti gli anni in Life senza mai conoscerlo dal vivo. Il numero 25, la quintessenza della vita, è però scomparso.
Walter deciderà di dare una svolta alla sua vita, rintracciando O’Connell per trovare il negativo e stampare l’ultima rivista. Non sarà però semplice come previsto, dovrà viaggiare in Groenlandia e Islanda, passando per vulcani in esplosione e focene in mezzo ai ghiacci.

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La fotografia.

Tutto il film è dedicato al mondo della fotografia, dalla trama al film stesso. Dunque prestate attenzione anche alle inquadrature e ai colori scelti.
Ho particolarmente apprezzato i titoli d’apertura, forse tra i più belli visti sul grande schermo. I nomi degli attori si fondono con la scenografia, comparendo e sparendo nelle varie inquadrature, tanto da essere notati solo dagli occhi più attenti. Iniziamo a comprendere che la linea tra realtà e fantasia è molto sottile. Questo espediente viene utilizzato anche per riprendere la citazione di Life Magazine a metà del film.

La stessa ricerca del negativo scomparso parte grazie alle altre foto del rullino. Vediamo più volte dei dettagli di queste foto, senza comprendere la visione d’insieme. Inoltre il negativo scomparso viene indicato come l’essenza della vita, quindi ci porta a domandare: che cosa è per noi la quintessenza della vita? Come la rappresenteremmo? Io ho più volte pensato che la copertina sarebbe stata totalmente nera o bianca, e invece mi sbagliavo…

Le riprese dei paesaggi vi faranno venire voglia di viaggiare, grazie alla natura incontaminata e alle attività adrenaliniche (volute o meno) dei personaggi. Sicuramente la color correction, il setting e la musica aiutano a rendere queste scene così d’impatto.

Life Magazine è sempre stato un giornale molto importante per le sue foto, ma il suo motto vi farà capire la sua anima:“To see the world, things dangerous to come to, to see behind walls, draw closer, to find each other and to feel. That is the purpose of life.”

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Digitale vs analogico.

Una delle tematiche del film è sicuramente il mondo digitale in contrasto con l’analogico. Non viene però vissuto in ottica luddista. È un sassolino lanciato tra tanti, i più interessati potranno coglierlo e approfondirlo. Ho trovato lo spunto molto interessante, soprattutto in contrapposizione con la sua vita reale e da sognatore, paragonabile a quella virtuale.
In un certo senso potremmo dire che ha anche lui avuto un passaggio, ma invertito rispetto a quello delle rivista. Life perde la sua forma e diventa digitale, mentre Walt si allontana dai suoi sogni e prende in mano le redini della sua vita.

Non esiste un vero nemico nel film. Potremmo ritrovarlo in Tim Naughton, ma ci rendiamo conto in fretta di quanto sia arrogante e insicuro allo stesso tempo.
Il nemico è il digitale? Forse, ma non c’è un’invettiva contro i nuovi media.
Sono i sogni che estraneano Walt della realtà? Non credo, anche se appena inizia a vivere davvero questi momenti scompaiono.

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La soundtrack.

È sicuramente uno di quei film in cui apprezzi la soundtrack e ti ritrovi ad ascoltarla per ore su Spotify. Allo stesso tempo, però, il film è la sountrack; quindi si può pensare che sia più lei che la trama o le riprese a renderlo interessante.
Io appena ho sentito i Of Monsters and Men nel trailer ho capito che mi sarebbe piaciuto.
Tra le altre canzoni scelte troviamo: Step Out e Stay Alive di José Gonzales, Dirty Paws di Of Monsters an Men, Far Away e Don’t let it pass di Junip.

Se non sapete cosa ascoltare durante il prossimo viaggio on the road tenete in considerazione il disco del film!

the-secret-life-of-walter-mitty-with-a-birdLa voglia di viaggiare e il riscatto.

Un’altro aspetto che ho trovato molto interessante nella trama è il fatto che inizi a vivere a 42 anni. Il protagonista del film sarebbe potuto essere un adolescente, considerando i punti cardine su cui riflettere. Il fatto che sia un quarantenne a farlo lo rende più speciale, ma non irreale. È sempre più presente il riscatto negli adulti, facilitato anche dai i nuovi lavori nei media e dalla società odierna in generale. Tutto ciò ovviamente mi ha ricordato Non è mai troppo tardi (2007) di Rob Reiner, con Jack Nicholson e Morgan Freeman. In quel caso la vita iniziava addirittura a 66 anni!

Ci sono molti aspetti interessanti nella trama, ma quello più chiaro e forte è che ognuno di noi può essere Walt, non importa se hai solo sognato ad occhi aperti fino a ieri: se ti alzi e inizi l’avventura puoi cambiare la tua vita.

Sicuramente non è un film da Oscar e forse non sarà presente sui libri di storia del cinema, ma è un film leggero che riesce a far riflettere e ti da la carica. Il tutto accompagnato da buona musica e condito con un buon ritmo comico e dei bellissimi paesaggi.

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